Pausa

20 11 2008

conchigliaUhm… come credo si noti, di recente non ho proprio voglia di scrivere. E a dirla tutta neanche di leggere. Un momento cosi’, ogni tanto mi capitano. Fate conto che mi sia trasferita temporaneamente sulla mia isola. Arrivederci.





Ridi, ridi

12 11 2008

Oggi non volevo scrivere nulla - e starmene lontana da gr, google news e blog - ma questa mi e’ capitata sotto gli occhi e non resisto.

E’ la nuova battuta di Grillo. Parlando di Obama, durante uno spettacolo ha detto che:

«mi ha fatto sentire vecchio, è nato dalla Rete, non prende soldi da petrolieri e lobby».

Bella, eh?

Come? Dite che non e’ una battuta? Eccome se lo e’! Leggete qui (grazie a Miguel per aver postato il  link).

Poteva non saperlo? ne dubito. Quindi deve essere per forza una battuta.

Beh, perche’ non ridete?





Mama Afrika

10 11 2008

mmakebaE cosi’ se n’e’ andata come voleva lei, come aveva detto che sarebbe stato: sul campo, combattendo. Era venuta a Castel Volturno a combattere ancora una volta, nonostante l’eta’ e le precarie condizioni di salute, come aveva gia’ fatto innumerevoli altre volte in passato.

Voglio aggiungere solo un piccolo ricordo personale alle tantissime parole che oggi si spendono in tutto il mondo per lei.
La vidi in un concerto a Lugano, mi pare fosse il 1994. Davanti al palco stavano file e file di sedie, e dietro le sedie c’era un bel po’ di gente in piedi. Si capiva al volo quali erano gli svizzeri e quali gli italiani. Gli svizzeri erano quelli seduti, composti, ben vestiti, alcuni non piu’ giovanissimi, che applaudivano educatamente. Gli italiani erano quelli dietro, che facevano rumore, ballavano, cantavano e si agitavano. Perche’ come diavolo si fa a stare seduti composti a un concerto di Miriam Makeba? Non si puo’. E infatti pian piano, nel corso del concerto, anche gli educatissimi svizzeri cominciarono dapprima a muoversi un pochino sulle sedie seguendo il ritmo, poi ad agitarsi sempre di piu’, per arrivare alla fine ad acclamare in piedi, saltando e ballando. Un miracolo. E io di quel concerto ho continuato a ricordare, oltre alla musica e alla bellissima voce di Miriam, questo piccolo miracolo. Mama Afrika era riuscita a far ballare gli svizzeri.

Concludo segnalando questa intervista del giugno 2008, lunga e molto interessante. Grazie a Raffaele per averla postata.





Armi di distrazione di massa

9 11 2008

danger1

Un incidente a un sottomarino nucleare non e’ notizia di tutti i giorni. Eppure l’incidente al sottomarino russo Nerpa, costato la vita a 20 persone (il «peggiore incidente per la marina russa da quando il sottomarino nucleare Kursk affondò nel Mare di Barents nel 2000 con tutti i 118 marinai a bordo»), non merita la prima pagina di Google News e viene relegato in fondo alla pagina delle notizie dall’estero. Accade poi una cosa curiosa: se si clicca sulla voce e altri 42 articoli simili » in fondo al trafiletto, si apre una pagina che dice: “Non è stato trovato nessun articolo correlato.” In realta’, facendo una ricerca specifica per “sottomarino nucleare” + “incidente” + “russo” si ottengono 74 risultati.

Ma forse non e’ il momento buono per parlare di cose simili [1]. Il nanopremier in visita in Russia ha pensato bene di dare in pasto ai media mondiali la battutaccia su Obama “abbronzato”, distraendo dal resto:

Il prossimo grande affare sarà il nucleare: «La Russia e l´Italia potrebbero avviare dal 2009 la progettazione congiunta di reattori di generazione 3 e 4», ha detto ai giornalisti Sergueï Kirienko l´amministratore del monopolista atomico di Stato Rosatom che gestisce tutte le industrie ed i siti nucleari della Federazione russa.
«Questo lavoro potrebbe iniziare l´anno prossimo» ha spiegato Kirienko a margine del summit italo-russo.

E proprio la frenesia per le elezioni negli Stati Uniti ha  quasi completamente oscurato un’altra notizia: il giorno delle elezioni, il 4 novembre (ma te guarda a volte il caso…), la Camera ha approvato il disegno di legge 1441-ter, che sancisce il ritorno del nucleare in Italia. E fin qui, c’era da aspettarselo. Ma non e’ proprio tutto qui. Ci sono almeno tre aspetti della legge che giustificano il fatto di averla “nascosta” dietro il carrozzone elettorale a stelle e striscie:

  • la legge prevede l’esercizio dei poter sostitutivi del Governo, esautorando regioni e comuni, anche per la localizzazione delle centrali;
  • i siti individuati dal Governo per l’ubicazione degli impianti vengono dichiarati di interesse strategico nazionale, e dunque militarizzati fin dalla posa della prima pietra;
  • viene infine conferita delega al Governo per la determinazione delle modalità di smaltimento delle scorie radioattive e dunque potenzialmente anche per la scelta del sito unico.

Ce n’e’ abbastanza di che preoccuparsi, no? Quindi e’ meglio che gli italiani pensino ad altro.


[1] In realta’ pare che non ci sia stata alcuna fuga radioattiva. Pareva cosi’ anche a Chernobyl, all’inizio, almeno a stare a sentire i russi; i quali non guadagnarono certo in credibilita’, da quella tragedia. E proprio sulla credibilita’ internazionale della Russia, probabile futura partner nucleare, si gioca una parte del rimpiattino mediatico. Quindi la semplice combinazione sottomarino nucleare russo + incidente + vittime e’ gia’ pericolosa in se’, fa scattare associazioni inconsce che e’ meglio evitare.





Certe finestre

8 11 2008

finestra1La prima cosa a cui ho pensato e’ stata che da certe finestre non volano solo gli anarchici.

Ma andiamo con ordine. Al gr di radiopopolare sento questa notizia: un algerino, immigrato regolare e sposato a un’italiana, e’ morto a causa delle ferite riportate dopo “essersi gettato” dalle finestre di una caserma dei Carabinieri di Genova. In molti hanno dubbi sulla reale dinamica dei fatti: Farid Aoufi era gia’ stato in carcere diverse volte, quindi non era nuovo a simili esperienze e i suoi parenti affermano che non avrebbe mai fatto una cosa del genere.

Vado su Google News per saperne qualcosa di piu’ e come prima cosa scopro che la notizia non solo non e’ in prima pagina, ma nemmeno nella pagina delle notizie italiane. Per scovarla occorre conoscerla gia’ e fare una ricerca specifica. Eh vabbe’, chissenefrega di un “marocchino” che muore, mica e’ una notizia, no?

Cercando trovo questo articolo. Ci si trova qualche dettaglio sui precedenti di Farid:

«Numerosi i precedenti penali di Farid Aoufi, tra cui una condanna nel 1989 per omicidio volontario in danno di un connazionale per il quale aveva anche trascorso un anno nell’ospedale psichiatrico militare di Montelupo Fiorentino. Gli altri precedenti sono per rapina, ricettazione, furto e porto abusivo d’arma.»

Mah… gettarsi da 10 metri con le mani legate e’ un suicidio, non un tentativo di fuga, ma uno con quei precedenti non mi sembra tipo da farsi prendere dal panico perche’ e’ stato arrestato o da tentare il suicidio. Ah, pero’, ospedale psichiatrico, magari allora aveva qualche rotella fuori posto… ma i suoi familiari dicono che non avrebbe mai fatto una cosa simile… boh.

Ma c’e’ dell’altro: la dinamica degli eventi secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri della caserma in cui e’ avvenuto il fatto. Vediamo un po’…

«L’uomo è stato ammanettato con le mani dietro la schiena e portato nella vicina Stazione Carabinieri ‘Maddalena’. Alle 17,30 le sue mani sono state liberate e nuovamente ammanettate frontalmente così da consentirgli di firmare il modulo multilingue in cui sono stati annotati i suoi dati personali.

In questa fase, sempre secondo quanto riferito dai militari, il 46nne si è precipitato verso una finestra che si trovava alla destra della scrivania di fronte alla quale era seduto, ha fatto scattare la serratura e si è gettato nel vuoto precipitando per dieci metri.»

Immagino la scena: a Farid vengono tolte e rimesse le manette (quindi doveva esserci almeno un carabiniere accanto a lui, oltre all’ufficiale che probabilmente aveva compilato il modulo). Con le mani bloccate in questo modo, Farid riesce ad alzarsi dalla sedia, andare verso la finestra, aprirla e salire sul davanzale (non deve essere comodo, con le mani impedite in quel modo) e infine gettarsi di sotto, il tutto senza che nessuno dei presenti nella stanza abbia il tempo di bloccarlo.

Boh. A me non quadra mica, eh. E’ proprio una questione di tempistica, ecco. Anche senza le altre considerazioni.

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E gia’ che ci sono, sempre a proposito di forze dell’ordine, segnalo pure un altro pestaggio ai danni degli studenti che protestano:

Mi sono guardata attorno: c’erano studenti che piangevano. Una ragazza si teneva la testa, un’altra si toccava il braccio dolorante. Un ragazzo perdeva sangue dalla testa. E tutto questo per aver cercato di scavalcare i tornelli e tentare di bloccare, simbolicamente, i binari di dei treni. Una decisione che gli studenti dell’Onda avevano preso almeno un’ora prima di raggiungere la stazione Ostiense. Lo avevamo capito noi giornalisti quando abbiamo visto i leader della protesta che concordavano il percorso con i dirigenti delle forze dell’ordine e ci sembrava impossibile che non lo avessero capito anche loro.

Eppure, all’ingresso della stazione, gli agenti si sono schierati ai lati dell’edificio. Quasi ad attendere che gli studenti entrassero per poter poi intervenire.





Dietro-front!

6 11 2008

Beh, parziale dietro-front, ma di questi tempi non credo ci si possa realisticamente aspettare di meglio.

Il solito sottosegretario Nitto Palma - quello che aveva affermato che erano stati gli studenti di sinistra ad attaccare per primi, a piazza Navona - ha aggiustato la versione ufficiale:

«Le riprese hanno evidenziato che appartenenti al Blocco Studentesco, intorno alle 11, hanno alzato cinghie verso altre persone»

Ma dai?! Non se n’era accorto nessuno…

«uno del Blocco, spalleggiato da un altro, ha colpito una persona ripresa di spalle»

e subito il ritocchino:

«anch’essa in possesso di una cinghia»

Dovevano stare li’ a farsi menare senza reagire?

«Le immagini inoltre hanno documentato che quelli del Blocco Studentesco, avanzando con atteggiamento aggressivo, si sono avvicinati al camion dei Cobas presente a piazza Navona determinando l’allontanamento degli studenti»

Al camion dei Cobas non ci sono arrivati proprio, si sono fermati a menare i ragazzini.  L’allontanamento degli studenti e’ un ridicolo eufemismo per non dire esplicitamente che quelli di BS li stavano prendendo a calci e cinghiate e quelli scappavano.

Ma vabbe’: almeno sul “chi ha cominciato” ora c’e’ anche la versione ufficiale a confermare le tantissime testimonianze. Non che ce ne fosse necessita’, almeno per i normopensanti…

Add-on, accidenti alla fretta:

E’ solo una curiosita’, ma e’ una di quelle cosette che si rischia di perdere nei meandri della rete, e quindi me la scrivo qui: dopo l’assalto alla Rai, come si sa, ci furono due telefonate di rivendicazione da parte di Forza Nuova. Ora, nonostante le smentite della stessa FN, pare che le due telefonate siano partite da utenze di Roberto Fiore, leader di FN. Questo e altro sull’ondata di squadrismo nero che investe la capitale, a questo link.





L’onda lunga

5 11 2008

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Fossi in Obama, ora andrei all’Henry Ford Museum per rendere omaggio a questo autobus. Questo e’ l’autobus su cui, il 1° dicembre 1955, Rosa Parks si rifiuto’ di alzarsi dal posto che aveva occupato e di cederlo ai passeggeri bianchi. Non credo che Rosa allora capisse davvero che cosa stava cominciando, con quel suo semplice gesto; e non credo che avrebbe potuto immaginare che l’onda lunga di quel rifiuto avrebbe portato gli USA, mezzo secolo dopo, ad avere un presidente afroamericano.

Ho sentito in diretta alla radio le urla di gioia di Chicago, alle 5 del mattino, quando la CNN ha dichiarato che Obama era diventato il 44° presidente degli Stati Uniti; e ho provato qualcosa di simile a quando seppi che Nelson Mandela era diventato presidente del Sudafrica. Un sogno, qualcosa di impossibile che era diventato realta’.

E devo render merito a McCain, perche’ persino lui, nel discorso in cui ha riconosciuto la sconfitta, si e’ congratulato con Obama non solo per la vittoria personale, ma anche perche’ (vado a memoria, il senso era questo) si tratta di una vittoria immensa per gli afroamericani e per gli Stati Uniti, un passaggio storico, il momento in cui gli Stati Uniti dimostrano davvero che chiunque, se dotato di capacita’ e buona volonta’, puo’ realizzare i propri sogni. Ne pareva persino orgoglioso…

Beh, insomma, si sara’ capito, a me questo mondo non piace tanto; ma in certi momenti un pochino  mi piace, ecco.

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Add on, 6 novembre:

Aggiungo la segnalazione di questo post di Aramcheck, che non la pensa come me sull’importanza del fatto che Obama sia nero, ma fa alcune osservazioni interessanti. Ne rubo la conclusione:

Quindi auguri a Barak Obama, al suo cambiamento se davvero arriverà e alla sua sfida nel raccogliere una nazione che rischia di andare in pezzi, ricordandogli che se alla prima visita diplomatica in Italia troverà un esercito di politicanti di colore che gli scodinzola vicino non avrà sbagliato aereo prendendone uno per l’Etiopia: sara’ soltanto lucido da scarpe spalmato sulle  solite facce. Siamo sempre noi i simpatici italiani che nessuno prende sul serio, quelli che mentre lei cerca per ora a parole di cambiare il mondo stanno qui a discutere del coccolone di Andreotti (col cazzo che  il vecchio vi muore in diretta! C’avete sperato lo so…), le esternazioni senili di Cossiga (lunga vita a lei Presidente Emerito! se campa altri dieci ci dirà anche chi ha ammazzato Kennedy!) e del sempre verde Licio Gelli che dopo la militanza fascista, il collaborazionismo coi nazisti  e le logge massoniche eversive si ritrova a novantanni a condurre un programma televisivo. E poi dicono che è l’America il paese dove puo’ succedere di tutto…





Refusnik Tango

4 11 2008

Se fossi nei paraggi di Milano, sabato 8 andrei a vedermi questa cosa:

Arci Milano, insieme a Ipsia-Acli e a Leoncavallo Spa, promuove il concerto di

MARCO FUSI GROUP.

Una splendida occasione di riflessione, di musica, di impegno sociale.

SABATO 8 NOVEMBRE - REFUSNIK TANGO

Presso il Centro Culturale S. Fedele, p.zza S. Fedele (MM Duomo), Milano, ore 21.00.

Suoni, parole, poesie a favore dei pacifisti israeliani impegnati per la pace in medio oriente.

Ente patrocinatore:

Club Tenco Sanremo

Ospiti: Moni Ovadia (intervento video), Lidia Ravera, Nando Dalla Chiesa, Pierfrancesco Majorino, Roberto Giudici

Info e biglietti (soli 16 euro)

Io ne ho saputo grazie a uno spot di oggi su radiopopolare. Ma Moni Ovadia nello spot diceva qualcosa di leggermente diverso: non «Suoni, parole, poesie a favore dei pacifisti israeliani impegnati per la pace in medio oriente» ma qualcosa di piu’ specifico, qualcosa come «Suoni, parole e poesie per i militari israeliani in carcere contro l’occupazione della Palestina». I refusnik (o refusenik), appunto. Chissa’ come mai questa interpretazione piu’ blanda da parte di Arci Milano, quasi a voler nascondere la vera natura dell’evento (il cui incasso sara’ interamente devoluto al sostegno degli obiettori di coscienza israeliani). Al contrario, io ci andrei proprio per quello. Perche’ trovo che in un posto come Israele ci voglia un notevole coraggio ad opporsi in prima persona e pagando sulla propria pelle alla politica di occupazione e alla continua violazione dei diritti umani fondamentali che porta avanti il governo; e credo che queste persone abbiano bisogno di tutto il sostegno possibile.





MiniVer

31 10 2008

[Disclaimer: questo sara' un post lungo, temo. Credo che di fronte a certe cose non si possa fare a meno di scendere nei dettagli, per cogliere fino in fondo l'abisso]

Ieri sera avevo in mente per oggi un post dal titolo “Guarda l’uccellino!”, ma le novita’ della giornata mi hanno costretto a cambiare programma.

Leggi il seguito di questo post »





Quei bravi ragazzi

30 10 2008

Quelli che seguono sono solo alcuni stralci di un lungo e acuto articolo di Gennaro Carotenuto, il quale da tempo, molto meritoriamente, fa del suo meglio per tener desta la coscienza collettiva sul fenomeno del femminicidio, sui contesti - familiari, amicali, vicini - in cui quasi sempre avvengono questi delitti e sullo strabismo dei media, che quando si tratta di vittime italiane e assassini stranieri ci vedono benissimo, ma preferiscono non vedere - o vedono quello che vogliono - nel caso opposto o in generale quando l’omicida e’ un normale maschio italiano.

Il 35% degli assassini (o presunti tali) è il legittimo consorte della donna uccisa. Addirittura i tre quarti delle donne sono uccise da un familiare. Oltre al marito (e padri, figli eccetera) c’è il fidanzato, l’amante, ma soprattutto l’ex. Tutti uccidono per i motivi arcaici di sempre, possesso, onore, sapere di avere la forza come arma per sostituire la ragione. Del quarto rimanente la metà dei crimini è commesso da amici e conoscenti. Quindi solo un femminicidio su otto in Italia, circa uno al mese, è commesso da sconosciuti. Ed è molto più comune che un uomo italiano, come nel caso di Sofia, uccida una donna straniera che il caso di un uomo straniero, possibilmente di razze inferiori, negri o zingari per capirci, che uccida “le nostre donne”.

Non basta. Sofia, Lorena, Barbara sono tre delle decine di casi nei quali la nostra opinione pubblica sceglie o è indotta a fare il tifo per l’assassino senza neanche vergognarsene. Nel contesto spesso provinciale dei femminicidi nei sette ottavi dei casi l’assassino ha almeno altrettanti legami familiari e relazioni sociali della vittima. E’ un intreccio che genera omertà, il silenzio, l’elusione, soprattutto quando l’uomo è ricco, potente, influente.

(…)

E così il femminicidio è la cartina tornasole di una società che sta tornando predemocratica e dove regnano gerarchia e ordine sociale. L’uomo può disporre della donna. Il ricco è sopra il povero. Il forte può abusare del debole. Il bianco può incolpare il nero. E’ così elementare e dicotomica la cultura dell’uomo bianco italiano senza differenze per una volta tra Nord e Sud. Uccide ancora per possesso o per onore come mill’anni fa. Sempre più spesso è lucido nell’occultare prove e cadavere, l’ha visto fare in diecimila telefilm. Poi si autoconvince, e trova un intorno sociale compiacente, di non meritare alcuna punizione: in fondo mica è un criminale, è un gran lavoratore, è un bravo ragazzo, una persona così per bene, salutava sempre, oramai la moglie l’ha ammazzata, mica può reiterare il reato, che ci sta a fare in galera, e poi anche lei… qualcosa avrà fatto lei perché lui reagisse così.